Scheda 1083 - Milizia dell'Immacolata Zona Bagheria

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SK 1083 Come nasce il Rycerz Niepokalanej 1 Kalendarz Rycerza Niepokalanej, a. 1925, p. 64-72

Il tavolo è ingombro di riviste, lettere, libri e altro materiale simile. Accanto, mucchi di riviste messe in ordine alfabetico.  Arrivano dalla Polonia, dall'Italia, dalla Svizzera, dalla Francia e perfino dalla Cina, dall'Africa e dall'America.  Da un'altra parte, poi, un armadietto con libri e scritti perversi, “sotto chiave”.  Ad un tratto si apre la porta: la posta...  Sul tavolo si riversano lettere e riviste recenti. Segue immediatamente una lettura sommaria della corrispondenza: “Per caso mi è capitato tra le mani i Rycerz, voglio abbonarmi”: bene; “prego spedirmi altri 20 numeri”: grazie a Dio; “desidero ricevere il Rycerz, ma non ho lavoro, non ho i mezzi per pagarlo”: lo riceverà gratis; “mando uno zl. per l'abbonamento e due in offerta”: ringraziare l'Immacolata, ecc., ecc.  La redazione trattiene presso di sé soltanto le lettere che contengono articoli per il Rycerz, mentre il resto va subito in amministrazione per il disbrigo.  Poi è il turno delle riviste.  Matita rossa alla mano, gli occhi scorrono le lunghe colonne delle stampe.  Un raggio di gioia brilla in essi, successivamente una tetra mestizia li offusca, mentre di tanto in tanto la mano segna con un tratto rosso i passi riguardanti in qualsiasi modo l'ambito di azione del Rycerz. Alla fine tutte le riviste si ammucchiano al di sopra di quelle che le hanno precedute ieri.  Gli articoli, invece, dopo una lettura sommaria, entrano nella cartella della redazione.  Quando ormai i primi giorni di un nuovo mese incominciano a fuggire, la redazione prende nuovamente tra le mani il materiale raccolto.  Critica, medita, approfondisce, si forma un'idea dello stato di lotta tra il bene e il male nel mondo, e per mezzo di un breve articolo, di un dialogo o di un racconto cerca di portare un contributo alla vittoria della verità, del bene, del bello e della felicità.  L'idea conduttrice è lo scopo della Milizia dell'Immacolata: conquistare a Lei il maggior numero possibile di anime, poiché dove Ella regna, immediatamente gli animi vengono illuminati, i cuori si purificano dal peccato e appare la felicità vera, pura, santa, che proviene dal Ss. Cuore di Gesù. Nasce così un piccolo manoscritto.  I fogli con i pensieri e i fatti scritti con l'inchiostro entrano nel reparto di composizione, dove li stanno aspettando migliaia di piccole lettere metalliche (i caratteri tipografici), disposte in base allo spessore o alla larghezza, in piccoli cassetti separati (raccoglitori) e, in base al tipo di lettera, in piccoli scompartimenti dello stesso cassetto: qui la “a”, lì la “z”, lì la “g”, ecc.  Inizia il faticoso lavoro di scegliere dal raccoglitore una per una le piccole lettere e disporle nel compositoio (che il compositore tiene nella mano sinistra), sulla base delle lettere indicate nel manoscritto.  Quando ormai il compositoio è riempito di un buon numero di righe, l'abile compositore riprende i caratteri che formano le parole già composte e li pone su una paletta, chiamata “vantaggio”, che si trova a fianco del raccoglitore.  Allorché, continuando a svuotare il compositoio, anche il vantaggio sarà riempito, un pezzo di spago lega ben stretto i caratteri i quali, stando tutti così uniti, raggiungono un tavolo, dove attendono le altre “colonne” per andare poi a distendersi nella macchina che stampa le bozze. Impressa sulla carta, la colonna si affretta a tornare in redazione per essere corretta.  Quando ormai la redazione ha segnalato gli errori sul foglio della bozza, il compositore si arma di uno... stiletto (si tratta, ovviamente, di un arnese innocente, assai simile alla lesina del calzolaio) e con esso colpisce energicamente i caratteri errati, li toglie dalla colonna e inserisce al loro posto quelli giusti, battendoli amichevolmente con l'altra estremità, più larga, dello stiletto.  Completata la correzione si dà il via alla impaginazione.  Questa operazione non è poi tanto demolitrice2 come afferma la sua denominazione; consiste, infatti, nel dividere le colonne composte con le righe dei caratteri, in base alla lunghezza delle pagine. È a questo punto che ogni pagina riceve il suo numero progressivo.
Così predisposte, le pagine vengono nuovamente affidate alla macchina e si ristampano le bozze. Il foglio stampato fa il proprio ritorno in redazione e, dopo la correzione, si rinnova la scena con lo stiletto.  Finalmente segue l'impostazione delle pagine, fatta in modo tale che, dopo la piegatura del foglio, ognuna di esse sia al proprio posto e per complessive 8 pagine (la nostra macchina, infatti, non ne stampa di più).  Alla fine di tutto esse finiscono in macchina, dove, tenute strettamente nelle morse, andranno avanti e indietro per ricevere dai cilindri l'inchiostro tipografico e per imprimere sui fogli di carta, al contatto con essi, i propri segni.  Tra i pendìi delle montagne e lungo le vaste pianure stormiscono con gravità le foreste della Polonia: son belle per la loro freschezza, per il loro verde, per la loro maestosità e con il loro misterioso mormorio proclamano la gloria del loro Creatore.  Tuttavia, esse non si accontentano di ciò, desiderano suscitare anche negli uomini l'amore a Dio. Da esse il contadino ricava le travi per edificare la propria casetta; esse forniscono il materiale per le gallerie delle miniere sotterranee; inoltre senza di esse il muratore non monterà l'impalcatura, mentre durante l'inverno esse riscalderanno migliaia e migliaia di persone intirizzite dal freddo.  Eppure non si accontentano nemmeno di questo.  Esse sono in grado di penetrare ancor più in profondità, fino a raggiungere in certo qual modo l'intelligenza, l'anima dell'uomo.  Sminuzzate in pasta di legno, riscaldate, schiacciate sotto la pressa, danno finalmente origine alla carta, sulla quale i pensieri che vi vengono affidati si diffondono per tutto il mondo.  E proprio da tutto questo procedimento deriva la carta che viaggia spesso con la ferrovia da Varsavia a Rycerz.  Tenuta ben legata da una reggetta di metallo, arriva in magazzino e da qui, a tempo opportuno, in primo luogo va a finire sotto la taglierina, dove, recise le strisce metalliche, viene tagliata in due, poiché... la macchina è troppo piccola per poter stampare il foglio di carta tutto intero.  Così tagliata, la carta va in macchina, un pacco dopo l'altro, per incontrarsi con i caratteri bagnati di inchiostro tipografico e per uscire ormai come fogli stampati.  Inizia la stampa vera e propria. I caratteri, disposti allo stesso livello e tenuti strettamente tra le morse, sono già sul carrello in colonne secondo la misura delle pagine.  Sulla parte superiore, in legno, della macchina viene disposto un pacco di fogli di carta opportunamente tagliati, e dopo un numero più o meno lungo di prove di stampa, di incollature, di spostamenti, ecc., finalmente la macchina procede in modo regolare.  Per mancanza di un motore, le mani muovono la ruota con una manovella, oppure sono i piedi ad azionare un pedale.  L'energia comunicata in questo modo alla macchina si scompone nei più svariati movimenti delle diverse parti della macchina e contemporaneamente i singoli fogli di carta posti in alto scendono uno dopo l'altro su un cilindro.  Opportune pinzette li afferrano subito e li trascinano verso la parte più bassa della macchina. Qui si incontrano con i caratteri che in precedenza sono stati inumiditi di inchiostro tipografico.  Uno spietato cilindro li comprime energicamente contro il blocco dei caratteri.  Ma solo per un istante. Infatti, prima ancora che abbiano la possibilità di riaversi dallo sbalordimento, i fogli notano già su di sé le nobili impronte delle lettere che esprimono i più svariati pensieri.  Subito dopo, con la massima delicatezza, alcune cordicelle indicano loro la strada e, scivolando su di esse, i fogli raggiungono in un attimo la parte più bassa della macchina, al di sotto dei loro colleghi non ancora stampati e lì vengono ammucchiati, sempre con grande precauzione.  E così circa 1.500 fogli passano ogni ora per la macchina.  I fogli stampati vengono disposti in piccoli mucchi per terra, dove si asciugano, fissando su di loro stessi i segni ricevuti nella macchina dai caratteri.  Quando ormai si sono asciugati un po', ha inizio il lavoro di rilegatura.  E così in primo luogo la piegatura, vale a dire il piegare i fogli in otto e dare ad essi la forma di un opuscolo.  
Il Rycerz, tuttavia, è composto di un foglio e mezzo, perciò a quelle 16 pagine è necessario aggiungerne altre 8; inoltre bisogna sovrapporre a tutto questo la copertina, e ciò per 12.000 volte, poiché tante sono le copie che vengono stampate.  Non si tratta, dunque, di un lavoro da poco.  Non appena i fascicoli, avvolti nelle copertine, saranno stati pressati un poco ai lati, si incomincia la cucitura con il filo metallico.  Una brava macchinetta compie in poco tempo quello che non si riuscirebbe a fare nemmeno con due lunghe mani: da sola, infatti, cucisce circa 2.500 copie in un'ora.  E così i Rycerz, piegato e cucito, ha ormai la forma di un numero di rivista, ma sfilacciato, disuguale, con i fogli non rifilati. Va, quindi, sotto la taglierina, la cui lama è capace di rendere più nobili perfino 400 copie per volta in un colpo solo.  All'uscita dalla taglierina, dopo una quindicina di giornate di intensa fatica, ormai anche il lavoro di rilegatura è terminato.  Le alte cataste del Rycerz sono lì pronte in attesa di partire per il mondo.  Ma dove e quante copie spedire?  Questo lo deve sapere l'amministrazione; ad essa, infatti, si rivolgono ogni giorno numerose voci da tutta la Polonia e dall'estero per mezzo di lettere, di cartoline postali, di vaglia e di conti correnti: chi, dove e quante copie del Rycerz si desiderano.  L'amministrazione, dunque, deve soddisfare questi desideri e offrire il Rycerz a ciascuno per mezzo della posta.  E infatti essa non ha lavorato inutilmente per tutto il mese, annotando diligentemente negli schedari tutto quello che le è stato comunicato, e preparando poi con la macchina da scrivere lunghe strisce di carta con gli indirizzi, che riprodotte su una specie di ciclostile ad alcool formano una dozzina di altre strisce simili per i mesi successivi.  Perciò l'amministrazione prende ora la parola con gli indirizzi a sua disposizione e indica dove si deve spedire.  E si dà inizio alla fase di imballaggio.  Di solito è un lavoro piuttosto svelto, poiché la spedizione è urgente. E così, l'avvolgimento nella carta delle copie per le rivendite, l'incollatura delle fascette delle copie “singole”, la sigillatura, l'incollatura degli indirizzi, dei francobolli, ecc., segnano il ritmo del lavoro.  E finalmente la spedizione.  Con gli esemplari imballati si riempiono le ceste, le valige, le casse e i recipienti a disposizione. Giunge alla porta del convento un carro postale e tutto questo “bagaglio” viene caricato su di esso e “via, alla posta!” e di là, con i treni, verso le varie regioni della Polonia e del mondo, finché il portalettere li consegnerà in mano all'egregio lettore.    Pracownik3   

Nota 1083.1 Nel testo sono intercalate sette fotografie con le seguenti didascalie: la macchina tipografica del RN, la composizione dei caratteri tipografici,la taglierina, la stampa del RN (due fotografie), la cucitura dei numeri già stampati, l'amministrazione del RN.  
Nota 1083.2 Per indicare il procedimento di "impaginazione” p. Massimiliano si serve di un termine polacco che, alla lettera, significa "spezzettamento".
Nota 1083.3 "Lavoratore”- cf. SK 993, nota 2.  




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